Le persone preferiscono il Salento…ma poi vanno sul Gargano.

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Questa citazione parafrasata del detto popolare e ripreso dalla classica commedia con Marylin Monroe introduce una mia riflessione in seguito alla pubblicazione di una ricerca di SWG  che ci dice, tra le tante cose, che gran parte delle persone vorrebbe trascorrere le vacanze in Salento, mentre il Gargano riscuote meno consensi rispetto al 2020.

Guardando i dati sugli hashtag su Instagram ci accorgiamo che #salento è molto più popolare di #gargano.

Anche usando Google Trends, che misura le ricerche sul popolare motore di ricerca, il tacco d’Italia che surclassa lo sperone e Gallipoli sembra molto più cliccata di Vieste.

Eppure i dati ufficiali sulle presenze ci raccontano una realtà molto diversa, con Vieste saldamente in testa da anni nella classifica regionale.
Anche nel 2021 le cose sembrano andare molto bene, con l’impressione di essere tornati ai livelli di occupazione storici, con un “tutto esaurito” da fine Luglio alla seconda metà di Agosto.

Le disparità tra i big data del web e del sondaggio SWG con la situazione reale è facilmente spiegabile. La popolarità di una destinazione, “il brand”, influisce solo in parte nel successo turistico “numerico”, che viene (influenzato banalmente) dal numero dei posti letto disponibili, dalla logistica, dall’offerta turistica e da tutta una serie di variabili che possiamo facilmente immaginare.

Anche se i dati sono fondamentali per conoscere ciò che accade, la realtà è sempre più complessa da un paio di numeri.

Però, anche se la situazione a Vieste e sul Gargano è generalmente buona, non possiamo far finta che il Gargano non abbia un problema di “popolarità” soprattutto tra i più giovani, con delle ovvie considerazioni da fare se si vuole ragionare a lungo termine, quando i millennials e le generazioni successive costiutiranno, in termini numerici la maggioranza della popolazione.

Sicuramente negli ultimi anni tanti sforzi sono stati fatti, sia da qualche istituzione “illuminata” che da privati coraggiosi, però sarebbe un peccato imperdonabile non ammettere che ci sarebbe ancora tanto (e meglio) da fare.

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