L’impatto del turismo a Vieste, tra overtourism e sostenibilità

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L’impatto del turismo sui territori: una prospettiva tra vissuto e dati

L’impatto del turismo sui territori è diventato uno degli argomenti principali in tutta Italia. Anche nei paesi di mare, ormai ribattezzati “borghi”, sempre più persone iniziano a interrogarsi sulla questione. Questo articolo si prefigge di offrire una prospettiva basata non solo sul vissuto, ma anche sui dati.

I limiti delle metriche classiche

Per analizzare l’impatto del turismo, si utilizzano spesso indicatori come l’indice di pressione turistica annuale, che mette in relazione il numero di presenze turistiche registrate in un anno con la popolazione residente. È un dato utile, ma quando si parla di posti a vocazione balneare, la media annuale non fotografa affatto la realtà quotidiana.

Volendo fare un esempio, invitare due amici a cena una volta a settimana è un piacere. Ma se te ne arrivano 112 in casa, tutti insieme… forse ti distruggono la casa e qualcuno potrebbe anche non uscirne illeso. Nonostante questo, la media annuale delle presenze a cena sarebbe esattamente la stessa.

Allo stesso modo, sono discutibili le metriche che danno un peso eccessivo all’estensione territoriale, come se le persone si distribuissero uniformemente. I turisti si concentrano perlopiù nei luoghi di maggior interesse, negli stessi giorni e nelle stesse ore, come testimoniano le foto che ritraggono folle di persone “invadere” i vicoletti dei borghi. Alle metriche classiche, questo articolo affiancherà anche l’indice di capacità di carico, che ci dirà cose interessanti sulla pressione sui residenti in età lavorativa.

La stagionalità: il cuore del problema

Per i paesi di mare, diventati turisticamente “borghi”, è evidente che il problema principale sia la stagionalità. La maggior parte delle presenze si concentra nei mesi estivi, in particolare ad agosto. Basta farsi un giro per le strade, o leggere i dati ufficiali, per rendersene conto.

In questa analisi, mi sono fatto aiutare dai numeri (dati istat 2024), confrontando la situazione di Vieste, città dove vivo e lavoro, con quella di altre realtà pugliesi: Gallipoli, Peschici e Bari.

Gli indicatori chiave: quando i numeri parlano chiaro

L’Indice di pressione turistica

Questo indicatore misura il rapporto tra il numero totale di presenze turistiche in un anno e la popolazione residente, rapportato su base giornaliera. Indica, in media, quante presenze turistiche si aggiungono per ogni residente ogni giorno dell’anno.

I dati mostrano che Vieste ha un indice di pressione del 43% (cioè per ogni 100 notti trascorse dai residenti, ne abbiamo 43 trascorse dai turisti). Peschici ha il 36%, Gallipoli il 10% e Bari l’1%. Numeri tutto sommato accettabili.

Comune Presenze 2024 Residenti Indice di pressione turistica annuale
Vieste 2.114.076 13.296 0,436 turisti per residente al giorno
Peschici 580.211 4.306 0,369
Gallipoli 781.661 20.428 0,105
Bari 1.808.801 312.373 0,016

Se però calcoliamo l’indice riferendoci solo al mese di agosto, vediamo che la pressione sale, portando Vieste ad avere quasi 2 turisti per ogni residente in media.

Comune Presenze ad agosto Residenti Indice di pressione turistica ad agosto
Vieste 771.029 13.296 1,88
Peschici 227.210 4.306 1,71
Gallipoli 260.571 20.428 0,41
Bari 217.821 312.373 0,02

Le case non occupate abitualmente

Un ulteriore indicatore utile per comprendere l’impatto del turismo è la percentuale di abitazioni non occupate abitualmente. Questo dato, ricavato dal censimento 2021, include seconde case, case sfitte o utilizzate saltuariamente, ed è un segnale importante del grado di “turistificazione” di una località. Nei comuni più esposti al turismo stagionale, la percentuale di case non stabilmente abitate raggiunge livelli altissimi. Sappiamo che delle circa 5.800 abitazioni non occupate a Vieste, circa 1.800 sono state adibite a locazione turistica.

Comune Abitazioni Occupate Abitazioni Non Occupate Totale % Non Occupate
Peschici 1.970 3.618 5.588 64,7%
Vieste 5.672 5.789 11.461 50,5%
Gallipoli 8.785 7.518 16.303 46,1%
Bari 135.814 27.440 163.254 16,8%

L’indice di carico: quante persone regge davvero una comunità?

Se l’indice di pressione ci dice quanti turisti gravitano sul territorio, l’indice di carico prova ad affrontare una domanda più concreta: quante persone ogni residente in età lavorativa si deve “caricare sulle spalle”? È un indicatore più realistico, perché tiene conto del fatto che non tutti i residenti lavorano o sono in grado di fornire servizi (pensionati, bambini, studenti, ecc.). L’età attiva (18-65 anni) rappresenta infatti la fascia che sostiene l’economia locale.

Il valore ideale si aggira tra 1 e 2: significa che ogni persona attiva si occupa al massimo di sé stessa e di un’altra persona (un turista, un familiare, un anziano, ecc.). Quando questo valore schizza oltre, come accade a Vieste, la sostenibilità del sistema entra in crisi.

L’indice di carico per Vieste nel mese di agosto, calcolato considerando i residenti totali (13.300), gli occupanti delle seconde case (ipotizzando una media di 3 occupanti per 15 giorni) e le presenze turistiche (7.770), rapportati ai 7.500 residenti in età lavorativa, risulta pari a 5,86. Significa che, in media, ogni persona in età lavorativa dovrebbe “sostenere” sé stessa più altre 4,86 persone durante il mese di agosto. E sappiamo che ci sono anche picchi più alti, soprattutto a Ferragosto.

Indice di carico potenziale (capacità teorica massima)

Questo indicatore simula uno scenario estremo: cosa succederebbe se tutti i posti letto e le seconde case fossero occupati contemporaneamente? Per stimarlo, si considera una media di 3 persone per abitazione non occupata (circa 4.000) e si sommano ai posti letto ufficiali censiti (circa 48.000). Il totale viene poi rapportato ai residenti in età lavorativa. Facendo qualche calcolo, l’indice per Vieste è 9,77. Ogni lavoratore si ritroverebbe a occuparsi, potenzialmente, di sé stesso e di altre 8,77 persone.

Un sistema che non si sostiene

Non è difficile intuire che un sistema del genere sia insostenibile. La prova è sotto gli occhi di tutti: nonostante i posti letto continuino a crescere, i numeri, soprattutto ad agosto, sono abbastanza stabili e forse in leggero calo, grazie all’emersione del sommerso dovuta alla diffusione dei sistemi di pagamento elettronici e ai nuovi regolamenti fiscali.

Lavoro e migrazione

Mentre le aziende locali faticano a trovare personale e i lavoratori, soprattutto nelle categorie più vulnerabili, hanno in estate ritmi frenetici, sacrificando a volte il benessere familiare, si cerca di ovviare al problema reclutando manodopera temporanea da altri paesi, spesso senza qualifiche specifiche. Nel frattempo, i giovani del posto, spesso laureati, lasciano il paese non riuscendo a trovare opportunità di carriera. Negli ultimi dieci anni, oltre alla perdita di abitanti dovuta all’invecchiamento della popolazione, Vieste ha registrato quasi sempre un saldo migratorio negativo. Solo nel 2021 e 2022 c’è stato un leggero segno positivo (+11), mentre nel 2023 si è tornati a perdere residenti: -34. Una città che d’estate attira centinaia di migliaia di turisti, ma non riesce a trattenere i suoi abitanti.

La crisi del commercio

Nei luoghi fortemente turistici, quasi tutto viene importato e il commercio è in crisi. I negozi storici hanno chiuso, soccombendo alla concorrenza dell’e-commerce o della grande distribuzione, lasciando posto a negozi di souvenir e attività sospette. Le poche attività produttive che sopravvivono sono per lo più legate alla trasformazione a basso costo di alimenti: pizzerie, panifici, bar. I pochi produttori agricoli cercano nel marketing un’ancora di salvezza, “turistificando” i propri prodotti.

Caro prezzi commissioni

Nel settore ricettivo, l’unico che sembra reggere, portali come Booking.com, monopolizzano il mercato e impongono commissioni pesanti agli operatori, con ricadute sui prezzi pagati dai clienti.
Alcune attività ricettive cercano di ottimizzare le entrate proponendo in alta stagione prezzi fino a 10 volte più alti di quella in bassa stagione.

Turisti e residenti scontenti

Con la concentrazione dei flussi, peggiora anche l’esperienza del turista. Tutte le edizioni di “Vieste e i suoi ospiti” mostrano come il livello di soddisfazione cali sensibilmente nei mesi di picco, con un modello fortemente stagionale che favorisce proposte di bassa qualità. Nei mesi estivi, quando l’afflusso di visitatori tocca il massimo, le strutture e i servizi più validi si saturano in fretta. A riempire il vuoto rimangono spesso operatori improvvisati o poco qualificati, che puntano a guadagni rapidi più che alla qualità.

Case vuote e residenti in difficoltà

Ma il paradosso più grave è quello delle abitazioni. Secondo i dati del censimento 2021, oltre il 50% delle case non sono occupate. Nonostante una grande disponibilità di abitazioni libere, trovare una casa per le fasce più deboli resta un problema. Con contratti stagionali da tre mesi, senza tutele né accesso al credito, chi lavora nel turismo d’estate è escluso dal mercato immobiliare. Le case restano chiuse dieci mesi e si aprono solo al turismo. Il risultato è un tessuto sociale sempre più fragile.

Difficoltà a immaginare un futuro

A causa della stagione turistica molto breve, non si riescono nemmeno a immaginare investimenti in servizi permanenti, come ad esempio nella sanità, che non verrebbero giustificati economicamente durante il resto dell’anno.

Per un turismo diverso

Parliamoci chiaro: pensare di limitare il turismo, che oggi rappresenta una delle poche economie vitali del territorio, non è un’opzione realistica, anche perché è stato proprio il turismo a far rinascere Vieste dopo il grande esodo del dopoguerra. Ma ciò non significa che non si possa immaginare un territorio diverso, che esca dal baratro della “turistificazione” e cerchi di coniugare progresso e autenticità.

Se quelle stesse presenze si distribuissero in modo più uniforme lungo l’anno, cambierebbe tutto. L’indice di carico si abbasserebbe, le strutture avrebbero la possibilità di lavorare per più mesi e non soltanto in un’estate compressa in poche settimane. Questo permetterebbe contratti meno precari, una maggiore stabilità per chi lavora nel settore e nuove prospettive per i giovani che oggi, troppo spesso, sono costretti ad andare via. Anche le infrastrutture ne beneficerebbero, meno stressate, più efficienti. E migliorerebbe l’esperienza per i turisti, che eviterebbero il caos dei picchi estivi. Forse, soprattutto, migliorerebbe la vita dei residenti, che smetterebbero, finalmente, di sentirsi ospiti a casa propria.

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